LABORATORIO GRATUITO PER PROFESSIONISTI – Anne Sexton project

 

“How did a mad housewife become a star?”

Continua la mia ricerca impossibile su Anne Sexton.

Per chi non avesse seguito la prima parte di questo lavoro premetto che il personaggio di Anne Sexton ad una prima lettura può risultare ostico se non addirittura inquietante. Vi invito a leggere il post relativo al primo laboratorio che ho tenuto sul tema oppure a cercare notizie su internet. Parlo di ricerca impossibile quando mi propongo come meta quella di trattare in maniera leggera un lavoro attorno ad un personaggio così ricco di sfaccettature e intriso di “morte”. Ma sono anche convinta che buona parte delle reazioni suscitate sono date da una cultura in cui la sola parola morte spaventa e fa chiudere le porte. Pregiudizi.

Questo personaggio vissuto nell’America degli anni 50, 60 e 70 contiene in se una tale quantità di esplosioni e contraddizioni da sembrare aver vissuto non una sola vita, ma almeno una ventina. L’approccio al materiale non vuole pertanto essere puramente biografico e non si propone come pura rappresentazione del personaggio stesso o della sua comunque intensa e choccante poesia. Quello che mi interessa, in generale nel lavoro che faccio ed in particolare in questo progetto è come il gioco di creazione trasformi in elementi vitali i nostri residui oscuri. Nel caso di Anne Sexton gli elementi psicoanalitici venivano assemblati in modo alchemico con simboli, vita privata e favole. Il risultato era per l’epoca qualcosa di assolutamente innovativo e misterioso. “I don’t read poetry, but I read Anne Sexton” scriveva uno dei suoi fan, e questo a mio parere accade quando si trova il coraggio o la forza di andare oltre i recinti formali e le regole. Quale tipo di regola può spaventare chi non ha assolutamente niente da perdere? Quale rifiuto può abbattere chi vive per miracolo con pillole chiamate “Kill me” sempre a portata di mano nella borsetta bella. Io trovo in ogni riga della sua biografia una forza ed una tenacia assolutamente affascinanti e questo nonostante, in alcuni passi, la crudezza sia veramente dura da reggere.

Per quanto riguarda la mia modalità di procedere nei laboratori aperti agli attori non posso prescindere dagli attori stessi e dalle loro mancanze. Il lavoro fisico, con il ritmo, con la musica è un approccio per me indispensabile per riuscire ad eliminare il più possibile il controllo mentale dell’attore su se stesso. I più grandi nemici di un attore sono i pensieri in fase di creazione. La meta è per me quella del “qui e ora”, togliere tutto ed entrare di colpo in uno stato di grazia, ma per fare questo è necessario un duro lavoro a priori, più si ha chiaro l’obbiettivo da colpire e più preciso sarà il centro della freccia. La nostra mente, in fase di lavoro dovrebbe essere usata solo per questo. Si può fare, anzi è l’unico modo di fare.

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