Cleaning the house – cocktail

CLEANING THE HOUSE

Per pulire bene la casa bisogna iniziare da una stanza e poi passare alle altre”

In questa prima tappa di lavoro abbiamo affrontato alcune delle metodologie di composizione poetica utilizzate da Anne Sexton.

Le tappe seguenti riguarderanno i meccanismi del privato (casa) e del pubblico (conferenza) e per ciascuna verrà elaborata una diversa modalità di approccio e di linguaggio.

La Sexton veniva definita una poetessa confessionale. Le sue poesie sono un processo alchemico di vita privata, psicanalisi, ritmo, favole e simboli.

In circa tre anni, la casalinga matta era diventata una star e aveva vinto una grande quantità di premi autorevoli, tra cui il Pulitzer.

Anne Sexton diceva di se stessa: “Non sono laureata, non so niente, sono molto ottusa e ho una grande bocca”.

Poco importa che tutto o niente di lei fosse vero, vera era la necessità di scrivere, parlare, dire e fare per non morire.

In fondo la sua grandezza sta proprio nel fatto di essere stata vera fino in fondo nell’ ammettere che non c’era niente di vero. Niente di vero in un ruolo unico, niente di vero in un tipo di donna, niente di vero in un vero uomo.

La frammentazione, in quanto essere umano, che in lei arrivava alla patologia, la possiamo facilmente osservare in ognuno di noi ogni giorno. Oltre che sul contenuto, abbiamo lavorato sui meccanismi che veicolano il contenuto. Ci siamo impossessati dei meccanismi della Sexton, facendoli nostri e lavorando abbiamo scoperto che, al di là della gradazione alcolica, i punti comuni tra noi e lei sono tanti.

In Cocktail con Anne Sexton:

Procediamo per frammenti, per restituire la frammentazione dei mille pezzi scardinati della Sexton: considerazioni, ricordi, sogni, memorie. Alterniamo ai nostri frammenti i suoi e ci capita di non saper più distinguere a chi appartengano.

Abbiamo in memoria un archivio di testi e azioni dal quale attingiamo in base allo sviluppo dell’improvvisazione.

Il meccanismo ritmico incessante delle azioni fisiche reiterate, dei ricordi, delle confessioni e degli stati d’animo, che cambiano a seconda della musica e della relazione tra di noi, ci porta ad uno stato di fatica e di ebrezza.

Usiamo sempre gli stessi quattro brani musicali che fanno scattare altrettanti meccanismi emotivi

La griglia di regole è molto rigida, ma ogni volta che facciamo questo gioco-cocktail cambia tutto, perché la regola base è quella di partire da noi e noi ogni volta siamo diversi.

In questo deserto di nulla non ci importa più nemmeno di essere uomo o donna, possiamo solo essere “la canticchiante e danzante merda del mondo”.

La nostra tensione è quella di non recitare, lo facciamo già abbastanza nella vita.

E’ tutto finto, ma abbiamo voluto, almeno per una volta, provare a fare davvero.

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