Perché teatro con Anne Sexton?

Il difficile per me è dipanare l’enorme quantità di materiale creativo che si aggroviglia quotidianamente nella mia testa.

Tempo fa mi sono ritrovata a dover gestire un calo di desiderio nei confronti del teatro che stavo facendo. Stavo interpretando un personaggio che mi piaceva, il pubblico era entusiasta, i critici parlavano bene di me e avevamo anche vinto un premio.

Io pensavo che volevo morire o volevo mollare tutto che poi per me era la stessa cosa. Per la prima volta, dopo tanti anni che facevo teatro, mi ero messa in crisi profondamente. “Interpretare un testo” ecco l’ho fatto, sono stata brava e adesso lasciatemi andare.

Mi sentivo come quei bambini che non vedono l’ora di finire i compiti per andare a giocare.

E così ho fatto.

Ci sono libri, frasi o vite che leggo e mi rimangono dentro e mi tormentano con sottile piacere. Sono come fidanzati che magari non vedi più, ma ti lasciano dentro una delle loro parti migliori. Queste parti sono eccitanti e anche tenere e a volte ossessive perché si incarnano con la tua vita. Si tratta di amore, di vita e quindi di mistero. “La vita non è un lavoro da controllare, ma un mistero da vivere” mi ha detto tempo fa una cara maga. Io non riesco più a credere in quello che vedo o nelle consequenzialità logiche. Il rimbalzo o la teoria del big bang mentale credo mi appartengano molto più del rapporto causa/effetto newtoniano.

Anne Sexton e la sua vita se ne stavano nella mia testa e crescevano, così come ci stavano Emily Dickinson, Simone Weil, Diane Arbus, Wislawa Szymborska, Cristina Campo e tante altre. E così, siccome la Sexton era la più invadente e continuava a parlare e a spingere, ho dovuto farla uscire. Però le cose che aveva scritto e la vita che aveva vissuto erano così dense e così ricche che per lavorare su di lei avevo bisogno di un’altra persona.

Il progetto che avevo scritto non avrebbe potuto iniziare a materializzarsi senza l’aiuto di Gianluca De Col.

Gianluca è speciale. Io non lo conoscevo di persona, l’avevo visto in alcuni spettacoli suoi o delle Moire. L’avevo visto una sera fare Cassandra Casbah al Teatro i e mi era sembrato di vedere un alieno caduto dal cielo. E così un giorno ho parlato con lui e gli ho proposto il progetto. Naturalmente all’inizio non gli ho rivelato che avrebbe dovuto mettersi in crisi non solo come attore, ma soprattutto come persona, non gli ho detto che avrebbe dovuto cambiare sistema filosofico e che le prove sarebbero state al limite della seduta psicanalitica. E così lui ha accettato di lavorare insieme a me.

Il progetto Anne Sexton è una lunga storia, iniziata con un laboratorio in aprile 2012. Poi c’è stato un altro laboratorio in ottobre, poi una fase di prove, poi la prima tappa “Cocktail con Anne Sexton”. Seguirà “In casa con Anne Sexton”, “Conferenza con Anne Sexton” e un altro laboratorio. Il debutto finale è come cercare di vedere dentro un uovo. Per ora non si vede niente. Per un attimo mi ero illusa di essere diventata una furba organizzatrice e di avere trovato una modalità interessante per attirare pubblico e addetti ai lavori, ma poi mi sono detta come stavano realmente le cose, e cioè che quello era l’unico modo per me ora di fare teatro senza sentirmi come un bambino che deve finire i compiti.

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