E’ vero? – Considerazioni a partire da un frammento

 

“Capisci?

Ce la fai a decifrare i miei geroglifici?

Nessuna lingua è perfetta.

Io so solo la mia lingua.

La mia lingua non è perfetta.

Quando dico al prete che sono

piena di movimenti intestinali, fin dentro le dita,

alza le spalle. Per lui la merda è buona.

Per me, per mia madre era veleno

e io ero tutta veleno,

nel naso, nelle orecchie, nei polmoni.

Ecco perché il linguaggio è un fallimento.

Perché per uno la merda è un alimento per piante

per altri il male che li impregna

e anche se ci provano

giorno dopo giorno della loro infanzia,

non possono spingere fuori il veleno.

Tutte qui le parole.

Tutta qui la psicologia.

Dio vive nella merda – si dice –

Credo in tutti e due.

E’ vero?

E’ vero?”

 

Anne Sexton –  Frammento dalla poesia “E’ vero?” – da “Il tremendo remare verso Dio”, 1975.

 

Ed è proprio a partire da quel “Capisci?” che tutto finiva. Per queste donne che cercavano così ininterrottamente la loro strada da allontanarsi inesorabilmente e a volte pericolosamente da tutti e da tutto. Una domanda che lascia dietro di sé l’eco della solitudine.

Anne Sexton, Emily Dickinson, Simone Weil erano sole, In un territorio che gli altri non si sognavano nemmeno di esplorare. Chi erano diventate? Perché una cosa era certa, nessuno le capiva più. La casalinga matta, la poetessa, la mistica, la stramba…

“La grazia colma, ma può entrare soltanto là dove c’è un vuoto a riceverla; e quel vuoto, è essa a farlo” Simone Weil

“Sempre ho sentito qualcosa di perduto –

Sin dal primo ricordo che richiamo

Ero privata – di cosa non sapevo ”  Emily Dickinson

Farvi vuoto. Ricreare il proprio linguaggio perché le parole che esistono non bastano a descrivere. Niente è sufficiente a spiegare il grande inganno. Forse l’arte, la poesia. O le formule fisiche. frammenti di scritture di santi che a loro sembravano chiari. Ordalie vissute come gli altri vivono le loro vite meccanicamente, senza alcun senso, senza alcun vuoto appunto, nemmeno il coraggio di provare. Provateci voi a vivere soli e senza più nemmeno la visione del mondo che vi hanno insegnato fin da bambini. Provateci voi ad essere gentili, ad accettare la grazia a non giudicare niente e nessuno a continuare giorno e notte ad arrovellarvi sul bordo dell’infinito, a rifiutare tutte le cose che per gli altri sono essenziali. Che cos’è la nostra identità?

“Io sono nessuno. E tu? Sei nessuno anche tu?” Emily Dickinson

“Che noia essere qualcuno” continuava la Dickinson. Ci aveva provato a uscire, a farsi sentire, ma era presto ritornata indietro di corsa, nella sua camera al primo piano dove chiudeva la porta e continuava a scrivere.

“Evito la gente perché parla di cose Sacre ad alta voce, e mette in imbarazzo il mio cane” Emily Dickinson

“Non ho studiato, non so niente, sono molto ottusa e ho una grande bocca” Anne Sexton

Capite? Voi che sapete tutto? Voi che avete opinioni pronte su tutto e su tutti. Voi che avete paura. Loro erano oltre la paura.

Anne Sexton era terrorizzata, da tutto, persino dai negozi perché li trovava “pieni di scelte da fare”, Emily Dickinson, semplicemente,  non poteva avere paura, mentre Simone Weil che paura poteva avere? Di che cosa? Della morte forse? Proprio lei che muore di stenti e malattia continuando la sua ricerca. Quando ti affidi a qualcosa di molto più alto dell’umano non puoi avere paura. L’unica paura può essere quella di avere sbagliato strada per raggiungerlo. Che cosa voleva raggiungere Anne Sexton in quel giorno di sole in cui si è infilata la pelliccia della madre e si è chiusa in garage sulla macchina con il motore e la radio accesi? Soffriva troppo?

Ditemi, voi che non soffrite mai. Voi che soffrite solo per orgoglio ferito, quando vi strappano via un pezzettino di Identità.

Quanta seriosità in questo mondo offeso. Quanta adultità. Quanta inutilità. Quanta poca gioia.

 

 

 

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