SCUOLA DEI POVERI – NON SONO AMMESSI I BORGHESI E I LORO SERVI

(Il doposcuola di Càssego è in una vecchia stalla riadattata. In quella unica stanza i ragazzi di Don Sandro studiano, mangiano, lavano i piatti, ricevono gli ospiti, presentano film, ascoltano la messa.)

Lettera alla ragazza di Vicenza che scriveva turbata a Don Sandro riguardo al cartello sulla porta.  Giugno 1973

Il cartello

Cara Anna Maria,

il cartello che abbiamo sulla porta fa dispiacere a molti. Sappiamo che fa molto dispiacere ai ricchi e di questo siamo contenti. Fa dispiacere anche a qualche povero e non abbiamo capito bene il perché. Così ti mandiamo le nostre spiegazioni, che pubblichiamo sperando che servano ad altri.

La nostra scuola

La nostra scuola è isolata, sembra fuori dal mondo. Quasi nessuno ci dà noia. Mangiamo tutti i giorni, abbiamo un pulmino per portare a casa i ragazzi, non vestiamo stracciati e sappiamo parlare italiano. I nostri genitori hanno quasi paura che ci abituiamo da signori. Essi faticano, si sacrificano per noi e non vogliono che impariamo a dimenticare i poveri.

I poveri

Noi non li dimentichiamo. Sappiamo che il mondo è grande e che tanti non hanno neppure le cose che abbiamo noi. Conosciamo i baraccati delle grandi città e sappiamo chi li crea. Conosciamo le famiglie avvelenate dai fumi delle fabbriche di Marghera. Conosciamo i contadini del Vitnam, massacrati e privati dei loro campi. Ogni giorno leggiamo sul giornale le notizie che riguardano i poveri di tutto il mondo. E impariamo a stare dalla loro parte.

La pubblicità

Molti fanno finta che i poveri non esistano. Certi maestri e professori non parlano mai dei poveri, così i figli dei poveri non imparano neppure il nome della classe a cui appartengono. Certa gente parla dei poveri, ma non si chiede chi li ha creati.

La pubblicità pratica che tutti possono diventare ricchi e alcuni ci credono e si fanno venire il mal di cuore per arrivarci. Ci siamo accorti addirittura che molti poveri si vergognano di questo nome.

La pelliccia

Noi siamo poveri. E per dire a tuttti che non ce ne vergognamo, lo abbiamo scritto sulla porta. Così chi entra è costretto a dire subito da che parte sta. Se porta addosso una pelliccia, vogliamo che si senta a disagio e che ci dia spiegazioni. Se guida una macchina di lusso vogliamo che si vergogni. Se veste come un burattino alla moda deve sapere che ci danneggia e glielo diciamo subito.

I ricchi

Siamo poveri perché esistono i ricchi. E i borghesi sono responsabili della nostra povertà: dal medico che guadagna senza controllo di nessuno, ai padroni delle industrie che hanno in mano la vita di migliaia di persone. Ti fanno credere che i poveri sono poveri perché non sanno governarsi. Noi sappiamo che sono poveri perché si distruggono giorno per giorno ad arricchire i borghesi. Ti fanno credere che se uno vuole può diventare ricco. Noi abbiamo capito che sotto c’è un trucco: il povero che corre dietro alla ricchezza, abbandona la sua classe, schiacchia gli altri poveri e fa diventare più ricco chi lo è già.

Il sufficiente

Ma non potrà neppure esistere un mondo di ricchi. Le ricchezze che sono sulla terra bastano solo per dare il sufficiente a tutti. Chi vuole avere più del sufficiente, è un traditore dei poveri e lavora per distruggerci. Perciò non lo vogliamo.

I servi dei borghesi

Ci sono anche i poveri che si mascherano da ricchi. Forse sono quelli che si sentono urtati dal nostro cartello. Restano poveri, ma pensano e parlano come se fossero ricchi. Per sopravvivere devono fare i servitori di chi comanda. Hanno paura di perdere le simpatie dei borghesi se chiedono a voce alta le cose a cui hanno diritto. Ci danneggiano anche loro.

Cosa impariamo

Nella nostra scuola impariamo solo quello che è veramente utile ai poveri. Impariamo a mostrare e difendere le nostre idee. Impariamo a non piegarci alle mode imposte dai padroni. Inventiamo nuovi modi di vivere insieme per superare le difficoltà comuni. Qualche babbo ha paura che ad essere coraggiosi ci rimettiamo. Qualche mamma vorrebbe che sua figlia figurasse come le figlie dei signori. Ma noi guardiamo più lontano. Il danno lo abbiamo quando cediamo le armi e ci facciamo comprare uno per uno.

Che cos’è l’amore

Tu hai paura che il nostro cartello insegni ad aumentare le divisioni. E parli di amore. Nomini questa parola con troppa facilità. In bocca di un contadino la sentirai poche volte. E’ una cosa da ricchi. Chi vive di duro lavoro e di povertà non ha tempo di parlare di amore. Una volta i vecchi dicevano al figlio scapolo: “Devi sposarti, se vuoi avere qualcuno che ti bagni la bocca in punto di morte”. Vieni a vedere quante volte si parla da noi di amore, affetto e amicizia e ti accorgerai che sei fuori strada.

Che cos’è l’onore

Sei mai venuta a convincere i genitori che mandino i figli a scuola d’estate invece di tenerli al pascolo? Per una famiglia borghese è un onore avere un figlio che sappia leggere a quattro anni. L’onore delle nostre famiglie è un figlio che a 6 anni lavora nella stalla e a 10 porta il trattore. Ma è anche una necessità. Allora finché le cose non cambiano, nessun borghese deve pretendere per lui i riguardi che non abbiamo per noi stessi. Non siamo obbligati ad amare tutto il mondo, quando non sappiamo che vuol dire amarci tra di noi.

Disprezzano

La prima cosa che la scuola deve fare è insegnare a noi poveri che non dobbiamo disprezzarci, che non dobbiamo accettare nessuna schiavitù, che abbiamo più valore dei borghesi, anche se i ricchi e i borghesi ci disprezzano e ci vogliono schiacciare. La scuola statale non ce lo insegna. Certi professori pretenderebbero l’appoggio dei nostri genitori per i loro scioperi. Ma non hanno mai aiutato noi e i nostri genitori a difenderci da quelli che ci minacciano.

Distruggono

Oggi i borghesi prendono la roba che è nostra e non ci chiedono il permesso. Comprano il nostro lavoro, vendono la merce fatta da noi e ci derubano. Ci costringono a scendere verso la città e ci prendono tutti i soldi nell’affitto e nel mangiare. Invadono la campagna e la montagna con le loro ville recintate e le lasciano vuote per undici mesi all’anno. Col nostro cartello ricordiamo a chi arriva che qualche cosa dipende anche da noi. Prima di entrare deve farsi l’esame di coscienza e dichiarare le sue intenzioni.

Sono incivili

Ma tu rimani convinta che noi siamo scortesi. Ascolta allora questo fatto. Il primo giorno che don Sandro venne a Cassego, era in borghese. Entrando in una bottega salutò una donna con rispetto. Quando se ne fu andato essa commentò: “Ecco un villeggiante meno maleducato degli altri”. Il nostro cartello pareggia i conti con chi non ha ricordato questa regola dell’ospitalità: che lo straniero che giunge in un posto saluta per primo chi vi abita. Non ci meravigliamo che i signori siano incivili: lo diventano tutti quelli che con i soldi pensano di comprarsi anche l’aria che respirano.

Ma il nostro lavoro duro non si paga solo coi soldi.

Siamo scortesi?

Un giorno le fatiche saranno distrbuite meglio, ma intanto, noi che ora fatichiamo di più, vogliamo essere salutati per primi. Non accettiamo quelli che vogliono parlarci continuando a stare in alto. Non consideriamo nostri amici quelli che si piegano alle offerte dei potenti. Il nostro cartello è scortese? Può darsi. Ma guarda più attentamente e ti accorgerai che i ricchi, i potenti e tutti quelli che stanno al loro seguito si circondano di cartelli ben più terribili del nostro.

La cortesia dei ricchi torinesi

Su “La Stampa” di Torino, tra gli annunci economici, si trova spesso: “Affittasi a referenziato”. Sai che vuol dire: “Non vogliamo in casa i meridionali. Li chiamiamo a lavorare per farci arricchire, ma non ci fidiamo ad averli come inquilini o vicini di casa”. E’ amore del prossimo questo? E quando “La Stampa” ha parlato contro la vergogna della prostituzione, sai come era intitolata la sua campagna? Per una città più pulita. Per i padroni della città, quando non possono più spremerci senza pericolo, siamo spazzatura da buttare via.

Cortesia a Bocca di Magra

A Bocca di Magra, un posto di villeggiatura dove siamo passati, certe case hanno il giardino recintato con lastroni di marmo alti due metri. I lastroni dicono chiaro: “Questa casa è chiusa per quelli che non hanno i soldi. Non vogliamo nemmeno gli sguardi di quelli che non appartengono alla nostra classe”. E le rive del fiume verso la foce sono chiuse con paletti e catenelle e sopra c’è scritto “PROPRIETA’ PRIVATA”. Vuol dire: “Di qui passano solo quelli che vogliamo noi, i nostri amici che si imbarcano sul nostro motoscafo. La legge non lo permetterebbe, ma noi possiamo fare ciò che vogliamo”. Anche questo è amore o fratellanza?

La cortesia dei signori genovesi

L’estate scorsa ci hanno portato a far visita un ragazzo di Genova che possiede otto o nove motociclette da mezzo milione l’una. Va in chiesa a suonare l’organo e dice di sentirsi con la coscienza a posto. Ma anche lui e suo padre sono tra quelli che chiudono gli immigrati nelle baracche, in mezzo alla sporcizia e nelle cattive scuole. Egli ripete con i suoi gambali, il suo casco, la sua tuta fiammante e la sua moto: “Fuori i poveri dai beni più importanti per vivere, perché io mi devo procurare i miei svaghi costosi e inutili”.

Pioggia di cartelli

Certi uomini politici il cartello ce l’hanno sulla bocca. Con i loro discorsi difficili e falsi ripetono: “Fuori i poveri”. Maestri e professori che bocciano i ragazzi in difficoltà decidono: “Fuori i poveri”.

I preti che non parlano chiaro davanti alle ingiustizie lo ripetono ogni domenica: “Fuori i poveri”.

I genitori che pensano alla seconda casa in collina e alla terza casa al mare mentre molti non hanno neppure la prima casa, ripetono: “Fuori i poveri” e lo insegnano ai loro figli.

Anche Cristo era scortese

Noi diciamo proprio il contrario. Per una volta tanto: “Fuori i ricchi”.

Ai ricchi non togliamo niente: né i soldi che ci rubano, né le case che non ci danno, né il risarcimento per l’aria che ci avvelenano. Diamo loro l’avviso del Vangelo, prima che si sentano dire “Fuori!” per l’ultima volta. Se non ripetessimo spesso la frase di Cristo: “Beati i poveri! Guai ai ricchi!” saremmo anche noi responsabili del delitto contro i poveri, come lo sono i preti, i professori e i maestri che non parlano chiaro.

Ieri

Tu ti senti in difficoltà perché appartieni a una famiglia ricca? Non sappiamo che dirti. Possiamo solo ripeterti una storia. Un giorno Gesù incontrò un giovane che gli chiese: – Che devo fare per entrare nel Regno dei Cieli? – Gesù gli rispose: – Osserva i comandamenti. – Li ho sempre osservati – riprese quello. Allora Gesù lo guardò e provò molta simpatia per lui, ma sapeva che era ricco e gli disse: – Và, vendi tutto quello che hai e dàllo ai poveri, poi vieni e seguimi e guadagnerai un tesoro in cielo -. E il giovane se ne andò triste perché era molto ricco.

Oggi

Pensa che ai tempi di Gesù la divisione tra ricchi e poveri non era così sfacciata come oggi. Anche lo schiavo aveva più sicurezza per il proprio pane quotidiano che non oggi un operaio. Se Gesù è stato così esigente allora, quanto più sarà severo oggi. Noi ti possiamo solo dire: se non sei nata povera, diventalo. Preparati a dividere la vita con chi non ha nulla. Studia per saper lottare con tutte le forze e costruire un mondo dove gli uomini non si schiaccino per denaro, dove non ci sia più chi costruisce la sua vita sulla morte di altri uomini.

Prima i fatti poi le parole

Fratelli si, ma dividendo la casa. Amore si, ma senza permettere che un vecchio viva nell’abbandono solo perché non è tuo parente. Uniti si, ma dopo che abbiamo tolto il ricco dal suo piedistallo e gli abbiamo nuovamente insegnato a camminare alla pari con noi. Per adesso, se i poveri ti guardano male ringraziali dell’avvertimento che ti danno. E se l’avvertimento non è chiaro, sforzati di capirlo da solo: i poveri non hanno l’obbligo di dare tante spiegazioni.

Don Sandro e i ragazzi della scuola di Cassego

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...